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In fondo al rumore – Farm, il nuovo album dei Dinosaur Jr.

Paolo Bassotti | 09.01.2009

Nel 2005 si è sorprendentemente riunita la storica line up dei Dinosaur Jr., che si era sciolta tra mille polemiche nel 1989. J Mascis, Lou Barlow e Murph hanno ulteriormente stupito la critica e i propri fan, registrando nel 2007 Beyond, un disco all’altezza delle loro prove migliori. A due anni di distanza esce un nuovo album, Farm, caratterizzato dalla solita unione, semplice e geniale, tra rumore e melodia. Un altro capitolo di una lunga storia, che non smette di regalare momenti di grande musica.

Nel video di Over It, canzone scelta per promuovere il nuovo album Farm, i Dinosaur Jr. azzardano spettacolari acrobazie in strada: J Mascis con lo skate, Murph e Lou Barlow con la Bmx. Cadono, si deprimono per un po’, ma poi ritornano a provare, confortati dall’appoggio morale degli amici. Tipici ragazzi americani. Ragazzi che hanno da un pezzo superato i quarant’anni. Mascis, in particolare, sembra uno che si sia addormentato a quattordici anni e si sia risvegliato trent’anni dopo, con gli stessi abiti indosso, ma con un fisico da commendatore e i lunghi capelli ormai ingrigiti. “Vesto sempre uguale, e nun so’ mai crisciut’,” cantavano i 24 Grana. Quel che è rimasto uguale è soprattutto la musica.

Beyond (2007) è stato l’album dell’inattesa reunion dei Dinosaur Jr., a quasi vent’anni da Bug (1988) l’album della cacciata del bassista Lou Barlow. In mezzo c’è stata una vita intera, gli attacchi in musica di Barlow all’ex compagno (“Mandami via per primo, sarai libero […] ora la tua testona ha più spazio per crescere,” da Freed Pig, dei Sebadoh), i molti dischi di Mascis con o senza il nome Dinosaur Jr. (e sempre tutti a dire che mancava qualcosa, anche quando il disco era un capolavoro come Where You Been, del 1993). Poi l’inatteso riavvicinamento, Mascis che comincia a farsi vedere ai concerti dei Sebadoh di Barlow, la rimpatriata col batterista Murph, il tour europeo del 2005, e Beyond, uno dei dischi migliori del 2007, che avrebbe potuto essere spacciato senza problemi per un reperto di fine anni ’80. Dentro ci si potevano trovare intatti gli stessi Dinosaur Jr. di You’re Living All Over Me (1997) e Bug, la stessa alternanza tra ballate e canzoni più energiche, sempre sepolte in un muro di feedback e sostenute da idee melodiche immediatamente gratificanti.

Il nuovo Farm, prevedibilmente, non si distacca dalla formula, e riesce nell’impresa di essere persino migliore del suo predecessore. Come in Beyond, l’unica vera novità che si può percepire in Farm è un leggero scarto nell’attitudine, ora finalmente più consapevole. Non che Mascis si sia scrollato di dosso la sua tipica fragilità: una vulnerabilità spesso insostenibile, eppure inevitabilmente esibita (senza clamore, è un mostrare le ferite con una scrollata di spalle). Semplicemente lui e il resto della band sembrano più sicuri nel cantare le proprie insicurezze. La consapevolezza si riferisce soprattutto ai propri mezzi espressivi: quando Mascis va a prendersi un assolo di chitarra, lo fa col carisma di chi sa quel che può fare, di chi si rende conto di riuscire a trasmettere le proprie emozioni in musica, di sapere arrivare in un modo diretto, immediato, all’ascoltatore, ogni volta che viene creato un nuovo fiume di rumore,.

La scrittura di Mascis non è certo imprevedibile, così come non ci si devono aspettare strane ricercatezze da studio di registrazione. Farm è un disco di piccole variazioni su di un canovaccio elementare, che pertanto può risultare ai primi ascolti ripetitivo e prevedibile. Chi si prende un po’ di tempo per addentrarsi nelle sue tracce, per lasciarsi conquistare dai dodici pezzi che lo compongono, scoprirà che quasi tutto è indispensabile, e che in Farm ci sono grandi canzoni. Prendete Said The People, ad esempio. È un anacronismo, quasi una follia. Niente ironia, niente citazioni postmoderne, solo Mascis che torna per l’ennesima volta dalle parti del Neil Young di Zuma, per aprirsi il cuore senza anestesia, e vedere – e far vedere – che cosa ne esce fuori. “Di tutte le persone che mi potevano deludere… perché proprio ora? Dimmelo! Salvami!” Due strofe, nella sua consueta voce nasale e addolorata, due chorus, e poi un lungo assolo di chitarra che dice tutto il resto. Non è una canzone cool, qualcosa che si possa ammirare, sezionare, spiegare. È una canzone da amare, e basta. Non è la sola: Farm è un album pieno di grandi momenti, a partire dall’apertura con il power pop di Pieces (già sentita, si dirà, eppure che piacere sentirla ancora!) e con l’insolita veemenza di I Want You To Know, forse la prima canzone dei Dinosaur Jr. che pare prendere l’ascoltatore per il bavero. Due pezzi sono firmati e cantati da Barlow: Your Weather è una spettacolare scheggia di psichedelia slacker (provate a immaginarvela eseguita dai R.E.M., e d’improvviso avrete dei R.E.M. molto più interessanti di quelli degli ultimi anni); Imagination Blind invece non è nulla di speciale, ed è ulteriormente penalizzata dalla sua posizione in fondo all’album. Arriva infatti come una sorta di anticlimax dopo l’epica I Don’t Wanna Go There, che sarebbe stata perfetta come conclusione, con i suoi quasi nove minuti, che per la seconda metà sono occupati da un assolo di Mascis che lascia senza fiato.

E già si può cominciare a pensare ai concerti italiani dei Dinosaur Jr.a Settembre, già si può immaginare Mascis che suona questi nuovi classici, in piedi davanti al suo muro di casse, assordato, sommerso dal rumore. Dal suono vivo, ronzante, crudelmente sincero, che ostinato da anni continua a creare per raccontarsi.

I concerti dei Dinosaur Jr. in Italia a Settembre:

8 Settembre – Circolo degli Artisti – Roma

http://www.kickagency.com/shows_details.asp?ID=582

10 Settembre – Arena Parco Nord – Bologna

11 Settembre – Music Drome – Milano

12 Settembre – New Age Club – Roncade (Treviso)

 

Dinosaur Jr. – Over It

 

Dinosaur Jr. – I Don’t Wanna Go There

Dinosaur Jr. – Tarpit