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Vade retro, Santa! - Christmas In The Heart, l'album natalizio di Bob Dylan.

Paolo Bassotti | 10.13.2009



Nel 1975 il New Musical Express pubblicò, per ridere coi propri lettori, la finta recensione di Snow Over Interstate 80, un immaginario album di canzoni natalizie registrato da Bob Dylan a metà degli anni '60. Passano i decenni, e l'idea in apparenza ridicola di un “Bob Dylan Christmas Record” diviene finalmente realtà. L'annuncio dell'uscita di Christmas In The Heart ha colto tutti di sorpresa, vista anche la distanza ravvicinata da Together Through Life, il più recente lavoro del genio di Duluth, nei negozi da fine Aprile 2009. Le reazioni iniziali dei fan sono state principalmente incredule e divertite, animate da un forte scetticismo, mitigato solo dalla notizia che Dylan avrebbe devoluto tutte le sue royalties alle organizzazioni benefiche Feeding America e World Food Programme.

Christmas In The Heart non va però considerato solo come un'occasione per fare beneficienza, avendo un valore artistico e un ruolo preciso nella produzione di Dylan. Innanzitutto va detto che la scelta di interpretare brani tradizionali ed estremamente popolari non è in alcun modo incoerente. Nel 1997 Dylan rilasciò una dichiarazione insolitamente diretta, in grado di chiarire il senso del suo percorso musicale: “Questa è la verità: trovo la religiosità e la filosofia nella musica, e in nessun altro luogo. Canzoni come Let Me Rest On A Peaceful Mountain o I Saw the Light sono la mia religione. Non seguo rabbini, predicatori, evangelisti, niente di tutto ciò. Ho imparato più dalle canzoni di quanto io abbia imparato da persone del genere. Le canzoni sono il mio lessico. Credo alle canzoni.” Questo dovrebbe innanzitutto sgomberare il campo su domande quali “perchè un ebreo celebra il Natale?” o “sarà mica ritornato a frequentare la Vineyard Fellowship o qualche altro gruppo di Cristiani Rinati?” Christmas In The Heart, prima ancora di essere un disco sul Natale, è un disco sull'America che celebra il Natale, e sulla musica che anima tali giorni di festa. Ovviamente Dylan si diverte soprattutto a impersonare il fantasma del Natale passato, andando a ripescare la maggior parte delle canzoni dai freddi inverni della propria infanzia, quando la colonna sonora di Dicembre aveva il calore delle voci di Nat King Cole, Bing Crosby e Mel Torme. Proprio la voce, sempre più ruvida, fumosa, eppure a tratti dolcissima come un drago ferito, è l'elemento straniante del disco. Gli arrangiamenti sono infatti eseguiti con grande stile, senza risparmiare nessuno dei trucchi del mestiere usati di solito per creare l'atmosfera della vigilia, a partire dai campanelli che introducono l'iniziale Here Comes Santa Claus. L'effetto è dunque quello che darebbe aspettarsi Dean Martin che canta al cenone, e ritrovarsi al suo posto il Grinch vestito da Babbo Natale. Il cast dei musicisti include la sezione ritmica che accompagna Dylan in tour da anni, con Tony Garnier al basso e George Receli alla batteria, il ritorno di David Hidalgo dei Los Lobos, che con la sua fisarmonica aveva già caratterizzato Together Through Life, e la curiosa e benvenuta scelta di un chitarrista quale Phil Upchurch, un veterano del soul e del blues, già in passato al fianco di giganti come Otis Rush e Curtis Mayfield. Il tratto più immediato di Christmas In The Heart è la continua presenza di coristi: un ruolo centrale spetta alla coppia (nell'arte e nella vita) formata da Abby De Wald e Amanda Barrett, un tempo note come Ditty Bops.



La parte di Christmas In The Heart che proprio non funziona è quella più solenne, che coincide in genere coi brani dalle origini più antiche. O' Come All Ye Faithful (Adeste Fidelis) in particolare, per quanto evidentemente nata da buone intenzioni, è una delle cose più sgangherate mai incise da Dylan, che si cimenta in un latino credibile quanto l'italiano di Brad Pitt in Bastardi senza gloria. Anche Hark The Herald Angel Sings e The First Noel, una volta esaurita la curiosità dei primi ascolti, inviteranno inevitabilmente al tasto skip. Fortunatamente, allontanandoci da certe pagine poco riuscite, possiamo ritrovare un grande Dylan. Christmas Blues, impeccabile evocazione dello sfinimento da festa obbligata, con armonica, chitarra e piano che realizzano un miracolo di delicatezza, è tanto efficace da sembrare appena fuggita da “Love And Theft.” Lo strano dialogo di Bob con le altre voci in più di un'occasione fa miracoli. Avete presente l'indimenticabile cover di Foreign Affair di Tom Waits realizzata dai Manhattan Transfer? Immaginate che lo stesso Waits irrompa in tale quadro idilliaco, per riportare sulla Terra, e persino più giù, chi s'azzarda a volare troppo alto sulla spinta di certe note, di certe parole. I'll Be Home For Christmas, Have Yourself A Merry Little Christmas e The Christmas Song (con un Upchurch grandioso per levità) vivono di questo contrasto tra l'ambientazione bianca di neve e la cenere che il malinconico e fatalista Santa Bob lascia ovunque, appena sceso dal camino, malconcio come Billy Bob Thornton in Babbo Bastardo. Un intero album dedicato a tali nostalgie sarebbe stato un regalo fenomenale, ma non è certo intenzione di Bob accostare il Natale solo ai pensieri più dolenti, per quanto irresistibilmente accorati possano essere. Dylan ha anche voglia di fare festa. Christmas Island, con la steel guitar di Donnie Herron, le Ditty Bops che ci accolgono con un seducente “aloha,” e Babbo Natale che consegna i regali in canoa, è una deliziosa fantasia tropicale. Ancora più buffa è la frenetica polka Must Be Santa, curiosamente scelta per la realizzazione di un video, un travolgente botta e risposta nel quale tra i nomi delle renne ci finiscono pure quelli di alcuni presidenti americani, compresi Bush e Clinton (Obama probabilmente era fuori metrica).

In meno di tre quarti d'ora di musica, troviamo così tutte le facce dell'America a Natale: c'è chi gioca, chi prega, chi sogna di scappare e chi è troppo lontano da qualcuno. Ci sono bambini che scherzano e chi non ha alcuna voglia di scherzare. C'è chi promette “starò a casa per Natale,” ma sa che ci potrà essere solo in un sogno, e c'è chi sotto l'albero ha trovato solo un pacchetto pieno di Blues. E c'è un uomo che crede a tutto questo, crede alla musica, ce lo dice lui, e, con la voce che è sempre più di sabbia e colla, tratta questa musica con gioia, rispetto e fantasia. Così come si trattano le cose sacre.

Video

Bob Dylan – The Christmas Blues

Bob Dylan – Christmas Island

Bob Dylan – Ring Them Bells

The Ditty Bops – Walk Or Ride

Phil Upchurch