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U2 – I Ragazzi di Boy, trent'anni dopo

Paolo Bassotti
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11.05.2010
Centocinquanta milioni di dischi fa. O trent'anni, se preferite. Boy, il primo album degli U2, esce alla fine di Ottobre del 1980, e malgrado all'epoca molti possano scambiarlo per un disco new wave come tanti, è il primo passo della lunga strada che porterà gli U2 alla dominazione mondiale.

Lo scarto tra Boy e l'esordio vero e proprio della band è impressionante: l'EP Three, uscito nel Settembre del 1979, e contenente i brani Out Of Control, Stories For Boys e Boy/Girl, ha infatti ancora il suono spartano del post-punk. La big music è lontana in quelle tre tracce, la batteria è secca, glaciale. Per Boy viene invece chiamato il produttore Steve Lillywhite, che riesce a trovare ai quattro ragazzi uno scenario sonoro tanto spazioso come la loro ambizione. Se la magniloquenza degli U2 negli ultimi anni è sembrata spesso una sorta di delirio di onnipotenza, nelle tracce di Boy ha la forma di una commovente urgenza di comunicare, nel senso più vasto della parola. Per quanto Bono e gli altri siano ancora dei ragazzi (il cantante ha scritto Out Of Control il giorno del suo diciottesimo compleanno, tanto per capirci), ambiscono già alle platee più grandi che si possano sognare da una minuscola sala prove. Sogni smisurati, che con gli anni saranno riempiti di tematiche spirituali e buone intenzioni, e confezionati magistralmente a forma di canzoni.

I primi U2 sono distanti dalla scrittura infallibile di The Joshua Tree (1987) o Achtung Baby (1991); in Boy perfezionano soprattutto il proprio sound, anche se riescono a mettere a fuoco alla grande le proprie intuizioni in più di un pezzo, dalla gloriosa apertura I Will Follow, alla sensuale An Cat Dubh.

“Sto per causare una frana nel mio ego”, canta Bono all'inizio di A Day Without Me, una riflessione sul suicidio forse correlata alla recente morte di Ian Curtis dei Joy Division, ed è davvero strano sentire tanta insicurezza giovanile nella voce di chi che oggi è il simbolo del gigantismo da rock star, passato indenne persino alla spietata e lucida autoparodia del periodo Zoo TV/Popmart. Nella voce e nelle pose del Bono di Boy, già esiste la consapevolezza del potere rivoluzionario della musica, e di come tale potere prenda vita nello scambio tra musicista e ascoltatore; si tratta però di una rivoluzione che esiste ancora solo sul piano della liberazione personale. La soluzione del problema della fame nel mondo verrà molto dopo, per ora c'è solo una comprensibile fame di vita e di comunione, specchio di quella che fa sentire i suoi morsi in migliaia di solitarie camerette occidentali. Con un Bono che è ancora il ragazzo della porta accanto, gli U2 si presentano come un quartetto compatto, nel quale il ruolo di ognuno è fondamentale. Lillywhite sa dare il giusto volume alla batteria da stadio di Mullen e al basso incredibilmente melodico di Clayton (basti osservare il loro lavoro in coppia in un pezzo come The Electric Co), ma l'arma segreta è la chitarra infinita di The Edge, destinata a influenzare un oceano di seguaci. La chitarra più usata nella registrazione dell'album è la sua iconica Gibson Explorer, che possiamo ascoltare ad esempio in Twilight, I Will Follow, The Ocean e The Electric Co.

Molti gruppi contemporanei degli U2 presentano elementi simili, ma nessuno come loro sa trovare la chiave giusta per il successo. I bravissimi Sound del compianto Adrian Borland propongono un suono davvero vicino al loro, ma senza la personalità di The Edge alla chitarra, e con un'attitudine a volte troppo disperata per conquistare il grande pubblico. I Virgin Prunes emergono dalle stesse strade di Dublino (il chitarrista Dik Evans è il fratello di The Edge), ma l'adesione all'estetica dark li caccia immediatamente in una nicchia. Gli Echo & The Bunnymen condividono la stessa ambizione degli U2, e lo stesso bisogno di grandi spazi, ma si pongono troppo in alto rispetto al proprio pubblico per conquistarlo davvero: chiedono di essere adorati, non di essere amati.

La fase della crescita degli U2 si completa con October(1981), nel quale i temi religiosi si fanno palesi, e con War(1983), dove individualità, politica, e spiritualità trovano una sintesi perfetta in brani popolarissimi come Sunday Bloody Sunday e New Year's Day. Sulla copertina di War ritorna Peter Rowen, il bambino di Boy, e ora il suo labbro è spaccato, il sguardo s'è fatto severo, senza più ombre di ingenuità. Sta diventando grande, mentre gli U2 già lo sono, e il live Under A Blood Red Sky li consacra stelle del rock europeo. “Un ragazzo ce la mette tutta per diventare un uomo”, canta Bono in I Will Follow. Tutto parte dal lì, da quell'ostinato, ingenuo e irrefrenabile “mettercela tutta”.


“I Will Follow”


“The Ocean/11 O' Clock Tick Tock”


“Twilight”


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