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The Gold Road – L'inattesa reunion degli Stone Roses

Paolo Bassotti
|
10.25.2011

Alla fine è successo. Il cantante Ian Brown, il chitarrista John Squire, il bassista Gary “Mani” Mounfield e il batterista Alan “Reni” Wren, hanno annunciato in una conferenza stampa congiunta che gli Stone Roses torneranno assieme sul palco per due concerti nella loro città, Manchester, il 29 e il 30 Giugno del 2012. Già si parla di tutto quel che potrà succedere dopo questi due live, della possibilità di un tour mondiale o di un nuovo album. Quel che conta è che ci troviamo davanti a una reunion davvero inattesa per molti motivi, a partire da come il gruppo si era diviso nel 1996.  I quattro ragazzi erano sempre stati coesi, un piccolo esercito agguerrito contro tutto e tutti (Mani descriveva il gruppo come “L'uovo”, un guscio chiuso e autosufficiente).

L'amicizia tra Brown e Squire risaliva addirittura al 1977, a quando il giovanissimo Ian, all'epoca soprannominato Bruce Lee per la sua passione per le arti marziali, aveva preso le difese di John. Negli anni a venire avrebbero condiviso l'attivismo nel Partito Socialista dei Lavoratori e avrebbero fondato i Patrol, poi divenuti Stone Roses, un gruppo capace di ridefinire il rock britannico, innestando ritmiche innovative, ispirate da reggae, hip hop e dall'emergente house,  con la riscoperta degli anni Sessanta che di lì a poco avrebbe caratterizzato il Brit Pop.

Gli Stone Roses avevano un'energia speciale, una incontenibile voglia di emergere, sostenuta da una sfacciata sicurezza e dalla capacità di rendere irresistibilmente pop anche la sperimentazione più ardita. L'album di debutto, uscito nel 1989 e intitolato semplicemente Stone Roses, fu un trionfo, come tutti i singoli che lo contornarono. La band impiegò cinque anni per dargli un seguito, e l'atteso Second Coming, scritto quasi tutto dal solo Squire, venne accolto come una delusione dai fans, dai critici e dagli altri membri della band, a causa dei troppi riferimenti ai guitar heroes degli anni Settanta, così distanti dai seducenti e ipnotici groove degli esordi. Alla fine il gruppo crollò, per svariati motivi: lo stallo creativo, la mancanza di un manager in grado di smussare i contrasti, l'eccessivo uso di droghe, e il fatto che il legame tra i quattro fosse ormai tanto stretto da diventare soffocante. Prima Reni e poi Squire abbandonarono la nave. Brown provò a cercare dei sostituti, ma il  disastroso concerto di Reading del 1996 fu il canto (stonato) del cigno.

In questi anni le vite dei quattro hanno seguito percorsi molto diversi, accomunati da insistenti offerte e pressioni per tornare insieme. Mani è diventato il bassista dei Primal Scream, Reni si è dedicato soprattutto alla sua famiglia, evitando di concedere interviste. Ian Brown, con molta fatica – e con una parentesi di due mesi in prigione – è riuscito a costruirsi una rispettabile carriera solista, a differenza di Squire. Il chitarrista (nel suo arsenale anche vari modelli di Les Paul e una Gibson ES-335, infatti, sembrava destinato a grandi cose, ma non è riuscito a suscitare  interesse, prima con i Seahorses, e poi con due album a proprio nome, soprattutto per via dei propri limiti come cantante. Si è concentrato invece sulle sue opere d'arte. In una del 2009, come ennesima risposta alle ipotesi di una possibile riunione, aveva scritto su un cartone dipinto col suo classico stile “alla Pollock”: “Non desidero in alcun modo profanare la tomba del seminale gruppo pop di Manchester, gli Stone Roses”.

Allo stesso modo erano state respinte con sdegno e veemenza le indiscrezioni dell'Aprile 2011, quando i quattro si sono ritrovati nella triste occasione dei funerali della madre di Mani.
Nella storia del rock abbiamo già assistito a imprevedibili marce indietro, come quando la morte di Andy Warhol fece riavvicinare John Cale e Lou Reed, permettendo ai Velvet Underground originali di ritrovarsi per un breve tour europeo, oppure, più di recente, quando sono tornati all'opera i Pixies e i Dinosaur Jr, grazie, rispettivamente, alle tregue tra Black Francis e Kim Deal e J Mascis e Lou Barlow.

Forse i nuovi Stone Roses si limiteranno a suonare live, senza incidere nulla di nuovo, proprio come i ritrovati Pixies, o i Blur o i My Bloody Valentine. Non ci sarebbe da stupirsi però se sfruttassero quest'occasione per riprendere il discorso interrotto tanti anni fa. Naturalmente sarebbe assurdo aspettarsi da loro nuove rivoluzioni, per quanto Ian Brown abbia appena dichiarato, in stile “Mignolo col Prof”: “I nostri piani? Vogliamo conquistare il mondo!”. Le prove sono già iniziate. A Giugno, chi li vedrà a Manchester, avrà qualcosa da raccontare.

“Love Spreads”


“Ten Storey Love Song”


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