
Guardi The Horrors e non ci credi. Sembrano un pigro piano di marketing. Cinque ragazzetti inglesi magri come spilli, vestiti di nero da capo a piedi, i pallidi visi truccati, le pettinature prese in prestito alla sacra triade degli arruffati – Burton/Smith/Sandman. Nelle fanzine che distribuivano ai loro primi concerti non si limitavano a rivolgersi all'esercito degli indie kids coi pantaloni strettissimi sul polpaccio: si premuravano di includere una rubrica su come rendere tali pantaloni ancora più stretti, presumibilmente per parere tutti assieme finalmente delle silhouette, diafane ombre cinesi, proiettate nel teatrino a due dimensioni della musica prêt-à-porter. Facile odiarli, vero?
Anche primi indizi sulla musica – quattro anni fa – non promettevano bene. Non perché non fosse gradevole il loro revival da famiglia Addams dei grandi oscuri della new wave - riletti con una benvenuta passione per il garage degli anni '60 e per il pop d'epoca Spector. Semplicemente tutto sembrava solo una scorciatoia verso la prima pagina del New Musical Express, una trovata furba quanto le sparate dei Kasabian e dei Razorlight, da dimenticare in dieci minuti come le parodie dei Goldie Lookin Chain. Come pigliare sul serio un gruppo dove batterista e tastierista si fanno chiamare, rispettivamente, Coffin Joe e Spider Webb?
Si presentavano, ad esempio, con un titolo come Sheena Is A Parasite, stuzzicando la curiosità di chi coglieva il riferimento a Ramones e Cramps, inducendolo però a sospettare un secondo dopo di trovarsi di fronte a un trucco, a un espediente furbo. Vedere il video della canzone era il primo passo per incrinare l'incredibile e inevitabile valanga di pregiudizi. Lo dirigeva un gigante della video-arte, il vecchio compagno di shock di Aphex Twin, Chris Cunningham, al lavoro sul formato clip per la prima volta dal 1999, anno di All Is Full Of Love per Björk. Ci si trovava così a osservare – perché era impossibile staccare gli occhi – Samantha Morton intenta a ballare come posseduta dal demonio, fino a fare esplodere, a squagliare il proprio corpo, come vinto dal battito della batteria e dal suono/veleno dell'organo. Interessante.
Anche il primo album, Strange House, del Marzo 2007, è stata una bella sorpresa. Malgrado l'ottima realizzazione del compito (una nuova sintesi postmoderna di ingredienti risaputi ma sempre gustosi), Strange House sembrava però ancora troppo sottile per saziare. Un disco strafottente contro i pregiudizi, incapace però di scacciare il sospetto di tornare buono solo per definire The Horrors come il gruppetto da “casa dell'orrore” della new new […] new wave britannica. Eccoli qui, The Horrors, le facce da Halloween, coi cofanetti di Nuggets sulla mensola della propria cameretta – accanto alle consumate copie di svariati cd di shoegazing – ora che abbiamo capito chi sono, che ce ne facciamo? Quando basta una definizione a contenerti, cominci a essere spacciato, perché passa la voglia di vedere se c'è altro.
Anno 2009, a The Horrors riesce il miracolo. Tornano con un nuovo album, Primary Colours, e costringono tutti a rivedere il giudizio, a mettere da parte il proposito, in fin dei conti comprensibile, di metterli da parte come una stranezza del 2007. Ascoltando un disco come Primary Colours non si può far finta di niente, perché tutto funziona. I nomi dei produttori attirano subito l'attenzione. Oltre alla band e a Chris Silvey, dietro le quinte ci sono il regista Chris Cunningham e Geoff Barrow dei Portishead. Naturalmente viene spontaneo attribuire a questi due grandi talenti la nuova ricchezza di dettagli e soluzioni sonore, l'ambizione delle costruzioni, che non si accontentano di stringersi in economici monolocali da due minuti, ma si prendono tutto il tempo che vogliono (e lo spazio: questo è un disco che ti gira intorno e costruisce il suo panorama, il suo ambiente). L'incessante creatività nell'uso delle tastiere fa sembrare l'organo di Strange House come uno schizzo a matita in attesa di cimentarsi con la tavolozza completa di colori. Non si faccia però l'errore di sottovalutare i meriti dei The Horrors. È rarissimo trovare un gruppo capace di crescere tanto in così breve tempo. Si spostano ancora in un mondo di riferimenti, stavolta lasciando che siano il post punk e i maestri del feedback, Jesus And Mary Chain, My Bloody Valentine e Spacemen 3/Spiritualized, ad assumere un ruolo prominente rispetto al garage; il fatto è che ora tutto sembra finalmente vivo, reale, a tre dimensioni. Non ascoltiamo citazioni travestite da canzoni, ma canzoni che prendono forza dal proprio citare, che rievocano per creare qualcosa di nuovo, di sinceramente eccitante. Prendiamo ad esempio Who Can Say, che infila un romantico interludio spoken word (preso da She Cried di Jay & The Americans) all'interno di una costruzione che sta a metà tra Magazine e Joy Division: è un modo per omaggiare le Shangri-La's e altre indimenticabili girl-band, maestre nell'accostare parlato e cantato, ma allo stesso tempo si avverte che per The Horrors tale prestito sia indispensabile perché volto a comunicare un'emozione vera e personale, non più una posa o uno sfoggio di cultura. Il protagonista più sorprendente dell'album è il cantante Faris Badwan, capace di cose difficili immaginare due anni fa. Si approccia al canto ora col fatalismo di Adrian Borland dei Sound (in Primary Colours o nella splendida Scarlet Fields), ora con la lunatica furia del John Lydon dei PiL (New Ice Age), a tratti perfino col fragile ieratismo di Ian Curtis (Sea Wihin A Sea), e nell'inseguire tali grandi del passato si avvicina a trovare la propria voce. Ci vuole più confidenza e coraggio nello scoprirsi artisti che nel fare i provocatori, approfittando magari dell'occasione per mostrare la propria collezione di classici. Nella lenta solennità di I Only Think Of You, The Horrors sfidano la bellissima NYC degli Interpol, finora i migliori nel revival post punk degli “anni zeri.” Non vincono la sfida, perché la magia di Turn On The Bright Lights non è alla loro portata, ma se The Horrors col terzo album riuscissero a fare un salto in avanti grande come quello di Primary Colours, potremmo essere costretti ad accettare che questi tizi dal look insopportabile sono diventati i primi della classe.
The Horrors suoneranno in concerto a Roma il 18 Novembre 2009, al Circolo degli Artisti.
http://www.circoloartisti.it/
The Horrors – Mirror's Image
The Horrors – Sea Within A Sea
The Horrors – Who Can Say
The Horrors – Sheena Is A Parasite