10. Latte e i Suoi Derivati – Il ballo dell’estate
Tormentoni. Grossi fastidi, ritornelli killer, pronti per lo stacchetto, per la suoneria, per il megaspot. Alcuni riescono addirittura a sopravvivere fino al film di Natale. La domanda risuona nei tg: qual è la canzone dell’estate? Basta fare un giro tra le radio (quelle vecchie con la manopola danno più soddisfazione): tra le stazioni commerciali s’alternano i soliti due pezzi freschi freschi – e già un po’andati a male – ai quali non si può sfuggire. Ti si attaccano al cervello come una medusa, e che piacere dimenticarli, almeno fino al prossimo Amarcord poco fantasioso. I più temibili arrivano corredati di ballo imperativo, una mano en la cabeza, una mano en la cintura, un passo avanti, due passi indietro, to the left, to the right, muoviamo assieme queste mani, come farebbero i marziani. Troppo. Anche Lillo è perplesso: “E che so’ un polipo?”

9. 50 Foot Wave – Clara Bow
“I mangiatori di colla amano questa triste stagione.” Per l’esordio coi 50 Foot Wave, un fantastico EP senza titolo del 2004, Kristin Hersh trova parole di inequivocabile aggressività, malgrado – come nei Throwing Muses e nei suoi brani solisti – preferisca evocare, piuttosto che spiegare. La musica è la più feroce che l’artista abbia mai prodotto. In Clara Bow la fine di una relazione e lo smascheramento delle sue ipocrisie (“non ti ho mai usato, ma avrei voluto”), hanno il sapore appiccicoso dei mesi più caldi: “con le labbra bruciate dal sole, posso lamentarmi di un’altra stupida estate.” Pare quasi di vedere il malcapitato che soccombe sotto ai suoi colpi. Kristin non fa prigionieri: “Le ossa sono fatte per essere rotte!”

50 Foot Wave – Clara Bow
8. Elvis Costello – The Other Side Of Summer
Elvis Costello è sempre stato un maestro di rabbia e sarcasmo, sfiorando la paranoia – con tanto di look “spaventoso” con barba e capelli lunghi – con l’album Mighty Like A Rose (1991), morbido nei suoni ma tagliente come ai vecchi tempi. Quale occasione migliore delle vacanze perché Elvis possa lanciarsi in un ennesimo giudizio universale, una nuova crociata contro i luoghi comuni? Il sound di The Other Side Of Summer è un omaggio alle spiagge dei Beach Boys, ma le parole fanno a pezzi ogni tentazione di sentirsi “solari,” lamentandosi per un altro compleanno indesiderato (Costello è nato in Agosto) e prendendosela con vecchi e nuovi ricchi, squallidi arrivisti che si muovono in un desolante scenario urbano, fatto di plastica e cartone. Memorabile il verso per John Lennon: “È stato o no un milionario a dire imagine no possessions?”

7. Elio e le Storie Tese e Giorgia – Ignudi tra i nudisti
La grandezza degli Elio e le Storie Tese non viene semplicemente dal saper sempre accompagnare il genio alla pazzia, ma anche dalla capacità di comunicare, di arrivare al pubblico, di essere pop, persino nei momenti più surreali. Ignudi tra i nudisti è una sorta di enigma, che una volta svelato lascia a bocca aperta. La canzone è infatti costruita come una cover di quel che si ottiene suonando al contrario Suspicious Mind di Elvis Presley! Dell’originale brano rovesciato viene ripreso anche il suono di alcune parole, attorno alle quali viene costruito un testo nel quale molti si potranno riconoscere. Elio e Giorgia (alla seconda collaborazione col complessino, dopo l’immortale Li immortacci) interpretano una coppia alle prese col consueto dilemma estivo: andare al mare o andare ai monti? Ognuno perora la sua causa, demolendo la proposta del compagno. Lei teme l’afa, la pelle secca, le scottature, la sabbia nel costume e tutte le altre complicazioni del mare. Lui già si figura la noia della montagna, l’angoscia, il decoder che non funziona. E il puma feroce che vuole ucciderci.

6. Franco Battiato – Summer On A Solitary Beach
“Mare mare mare, voglio annegare, portami lontano a naufragare.” La shockante invocazione arriva nel chorus del brano di apertura de La voce del padrone (1981). Precedentemente, nella strofa, era stata evocata un’estate placida, quieta, nella quale le cose del mondo e le frenesie delle ferie sono solo un’eco lontana. “A wonderful summer” al Grand Hotel Sea-Gull Magique, ci chiarirà Battiato nella strofa seguente. Che cos’è allora un simile desiderio di morte? Forse solo una metafora della volontà di perdersi nella natura, nel silenzio; forse la tentazione di soccombere definitivamente alla sublime grandezza delle cose. Forse, come per il Seymour Glass di J.D.Salinger, è solo un giorno ideale per i pesci banana.

5. Virginiana Miller – Tutti al mare
Simone Lenzi dei Virginiana Miller è uno dei migliori autori di testi che il rock italiano abbia mai avuto (e speriamo che il nuovo album, di prossima uscita, gli permetta di arrivare a un pubblico più vasto). Al confronto della sua inesorabile introspezione, piena di dettagli, sfumature, crudele autoanalisi e ironica consapevolezza, molte altre parole della musica leggera divengono tentativi pallidi e vuoti di intorbidire le acque per farle sembrar profonde. Lenzi ritorna ossessivamente alle proprie traumatiche villeggiature passate. Come Battiato, ambisce a un consolatorio naufragio in Placenta; ci si mostra da adolescente in C64, chiuso in casa a giocare col computer, oppure sfinito della “griglia di famiglia”, nelle estati del Re Cocomero, “che regna su Ladispoli, su Ostia e su Cerveteri”; non ha paura di mostrarsi quasi uomo tra le cabine di Venere Nettuno Belvedere, o finalmente esploratore del desiderio in Formiche. Il suo capolavoro resta lo sguardo bambino di Tutti al mare, resoconto di una terrificante giornata come tante, con mamma e babbo, zio e zia, panini con l’olio e col sale – e la pipì del cane – bambini invadenti e donne nude. E l’angoscia che sale, la voglia di “affogare quei parenti nel mare”, e l’impossibilità di liberarsi dalla “rima micidiale delle canzoni italiane, che sono state scritte tutte sulla riva del mare.”

Virginiana Miller – Tutti al mare
4. Morrissey – Everyday Is Like Sunday (The Smiths – Ask)
Già in Ask, con gli Smiths, Morrissey aveva evocato “caldi giorni d’estate passati in casa, a scrivere versi preoccupanti a una ragazza coi denti da cervo in Lussemburgo.” Il Moz non è di certo un tipo da spiaggia. In Everyday Is Like Sunday, secondo singolo della sua carriera solista, la noia di una città di mare si fa devastante. Forse la stagione è finita, ma resta comunque il fantasma dei cacciatori di divertimento e d’oblio. Tutto è silenzioso e grigio, come nella peggiore delle domeniche. “Nasconditi sul lungomare, scrivi una cartolina: “Come vorrei non essere qui.” Questa è la città di mare che hanno dimenticato di bombardare. Vieni! Vieni! Vieni bomba atomica!” Quest’ultimo verso è una citazione di una poesia di John Berjeman, Slough (destinata a diventare ben nota agli appassionati della serie inglese The Office): “Venite amiche bombe, cadete su Slough, non è più adatta agli esseri umani.”

Morrissey – Everyday Is Like Sunday
3. Bruno Martino – Estate
C’è un’immagine incredibilmente potente – espressa con stupefacente delicatezza in un solo verso – nel breve testo di Estate di Bruno Martino: “L’estate che ha creato il nostro amore.” La bella stagione è la colpevole, è stata lei a illudere e a ferire, e sul suo delitto pesa l’aggravante della volontarietà. Martino fa muovere l’estate come un personaggio, che manovra senza pietà i destini degli amanti. Ovvio che la maledetta estate si meriti tutto l’odio del mondo, in attesa di quando “tornerà un altro inverno.” Uscita nel 1960, Estate (come E la chiamano estate, altro classico di Martino) è divenuta in breve tempo uno standard, prestandosi a mille interpretazioni: Mina, Mia Martini, Joao Gilberto, Vinicio Capossela, Sergio Cammariere, Amalia Grè, La Crus, Morgan… Artisti diversi, tutti accomunati, per il tempo non misurabile di una canzone, da un sentimento rovente come il sole: “odio l’estate…”

Joao Gilberto – Estate
2. Adriano Celentano – Azzurro
Azzurro è una canzone scritta da Paolo Conte e Michele Virano per Adriano Celentano nel 1968 (la b-side era Una carezza in un pugno: il più grande 45 di ogni tempo?). Questo dicono i libri di storia, ma è davvero difficile credere che prima di allora possa esserci stata un’Italia nella quale non esisteva Azzurro. Che cosa si cantava nelle gite in pullman? La Valsugana? Sono passati più di quarant’anni, e oggi ogni italiano vero – probabilmente a causa di uno strano imprinting che avviene alla nascita – conosce le parole, l’aeroplano che se ne va, l’oleandro e il baobab. O perlomeno il ritornello. La si canta così, senza pensarci, come ci si ostina a dire (preferendo le tenerezze monarchiche agli impeti bellicosi) “stringiamoci a corte” invece di “stringiamci a coorte.” E ci si scorda che quel testo così bello da cantare, così nostro (azzurro, per l’appunto, come la vera maglia della nazionale) è in realtà la descrizione di troppo familiari giornate di noia, silenzio indesiderato, sogni irrealizzabili. Ma un giorno lo prenderemo quel treno dei desideri!

1. Eddie Cochran/Beach Boys/Blue Cheer/The Who/T. Rex – Summertime Blues
Summertime Blues, pubblicata da Eddie Cochran nel 1958, è lo sfogo di un ragazzo costretto a lavorare d’estate per guadagnare qualche dollaro. Il lavoro è talmente asfissiante che il boss gli impedisce perfino di organizzarsi una serata con la propria fidanzata. Cerca allora una scappatoia, dandosi malato. Stavolta il ruolo di persecutori tocca ai genitori: “Non puoi usare la macchina perché non hai lavorato per niente!” Roba da pazzi! Urge un rimedio, ci vuole una vacanza. Il ragazzo decide che è il caso di farsi risolvere il problema dall’assemblea delle Nazioni Unite. Il rappresentante al congresso risponde con indifferenza: “Mi piacerebbe aiutarti ragazzo, ma sei troppo giovane per votare.” Sembra uno scherzo, una semplice storiella divertente, ma in Summertime Blues viene presentata, come mai prima era successo nel rock’n’roll, la frattura tra la vecchia e la nuova generazione. È una canzone dalla parte dei giovani: contro genitori, datori di lavoro, politici ipocriti. Viene da qui il grido di Roger Daltrey in My Generation: “Spero di morire prima di invecchiare!” e non è un caso che gli Who abbiano registrato la propria devastante versione di Summertime Blues. Memorabile è anche la cover dei T. Rex: la sensuale interpretazione di Marc Bolan svela tutta la voglia di vivere repressa dalle costrizioni del mondo adulto. C’è un’estate da godersi, giorni e notti per ridere, scatenarsi, fare festa, innamorarsi. Eppure non c’è una cura per il Summertime Blues.

T. Rex – Summertime Blues