
“Una parte fondamentale del trio è sempre stato lo stile “al contrario” della band... con una chitarra molto bassa e il basso in un ruolo quasi da leader, tenuti insieme da una batteria che sembra un serpente a sonagli. Il vero elemento magico è stata Pearly Gates, la Gibson Sunburst Les Paul Standard del 1959. Acquistai questa chitarra – che era stata rinvenuta sotto a un letto – senza immaginare quanto fosse in grado di suonare pericolosa. Era stata fatta in uno di quei giorni magici, nei quali tutto è perfetto: la colla, il legno, i componenti elettronici. Devo ancora trovare uno strumento in grado di eguagliare la sua potenza brutale.” Da questo breve estratto dalla sua autobiografia, Rock + Roll Gearhead, è facile capire quanto Billy Gibbons degli ZZ Top ami la sua Pearly Gates. Quando la “tradì” con una chitarra della concorrenza, per registrare uno strumentale incluso in Rio Grande Mud (1972), si sentì addirittura in dovere di scusarsi con lei, e intitolò il brano Apologies To Pearly!
Anche per Degüello (1979), album chiave della discografia degli ZZ Top, Gibbons utilizzò in quasi tutti i brani Pearly Gates (abbinata a una pedaliera assemblata agli Haley Labs di Austin e agli amplificatori a valvole Jake Stack's Rio Grande); l'unica eccezione fu Cheap Sunglasses, per la quale adoperò la chitarra rosa donatagli da Jimi Hendrix. Degüello arrivò in un momento particolare della storia del trio di Houston. Gibbons, il bassista Dusty Hill e il batterista Frank Beard si erano infatti presi una lunga pausa dopo il tour del '77, una serie di concerti tanto estenuante quanto fortunata (un milione e duecentomila biglietti venduti!). Nel frattempo il mondo del rock era stato cambiato dalla novità del punk, che d'un tratto rischiava si far sembrare lo sporco blues dei texani come un dinosauro dalle zanne cariate. Come potevano gli ZZ Top stare al passo coi tempi? Risposero bilanciando perfettamente passato e futuro: ribadirono la loro fiducia nella solita ricetta fuori dal tempo, fatta di rock blues senza fronzoli, utilizzato per raccontare di donne, macchine e sbronze; contemporaneamente presentarono le molte novità che avrebbero permesso loro di diventare star della video music degli anni '80.
Il cambiamento più evidente era nel look. Gibbons e Hill, mentre si rinfrancavano dalle fatiche dei concerti – il primo in Madagascar, il secondo nelle isole del Pacifico – si erano entrambi fatti crescere una lunga barba. Non si erano messi d'accordo: fu una bizzarra coincidenza che negli anni a venire avrebbe consentito alla band di essere riconoscibile ancor prima di far sentire la propria inconfondibile musica. Degüello può però essere considerato il primo disco della seconda parte della carriera degli ZZ Top non solo per motivi estetici. Fu, ad esempio, il primo disco registrato dopo aver firmato un contratto milionario con la Warner Bros (che fu costretta ad acquistare anche il catalogo precedente della band, per evitare che l'etichetta London Records inondasse il mercato con innumerevoli Best Of). Ma l'elemento fondamentale di svolta col passato fu il nuovo sound, che anticipava le molte future concessioni al pop. In Eliminator (1982), il loro più grande successo commerciale, tale apertura avrebbe significato una pioggia di tastiere, capace sia di conquistare MTV, sia di fare inorridire alcuni fan della prima ora; in Degüello, la pulizia della produzione – come al solito a cura di Bill Ham, il “quarto membro della band” – di fatto servì a illuminare in modo inequivocabile la sporcizia dei tre. Fu come se il salotto buono di una casa borghese fosse stato invaso per una sera dagli avventori di un bar malfamato. Alcuni dettagli svelano la cura messa nel lavoro in studio. Il breve interludio giocoso Manic Mechanic, ad esempio, suona come un incontro tra la follia di Frank Zappa e il Lindsay Buckingham di Tusk, così come la conclusiva Esther Be The One ha una morbidezza quasi West Coast. Per la prima volta nella storia degli ZZ Top, inoltre, troviamo una sezione fiati, nello strepitoso rhythm'n'blues Hi Fi Mama e in She Loves My Automobile. Sempre restii all'uso di musicisti esterni, gli stessi ZZ Top impararono addirittura a suonare gli strumenti a fiato in tutta fretta, appositamente per l'incisione di queste tracce! Sulle note dell'album vennero accreditati come The Lone Wolf Horns.
La protagonista del disco è comunque Pearly Gates, con la quale Gibbons dà il meglio di sé in I'm Bad, I'm Nationwide (dedicata al chitarrista di Houston Joey Long), nella sensuale cover di I Thank You (scritta da Isaac Hayes e David Porter, portata al successo da Sam & Dave, perfetta per l'apertura dei concerti di Gibbons e soci), e soprattutto nell'erotica lentezza di I'm A Fool For Your Stockings. I critici – perlomeno quelli che non erano troppo occupati a rinnegare le proprie passioni per stare al passo con le ultime mode – seppero apprezzare gli ZZ Top di Degüello. Robert Christgau addirittura scrisse: “Ho ascoltato un'infinità di dischi di blues bianco, e questo è di gran lunga il migliore.” Persino un bastian contrario come Lester Bangs si convinse della qualità dell'album (forse anche perché all'epoca la cosa meno scontata per un critico era proprio spendere buone parole per un gruppo di rock blues texano): “I punk indossavano lame di rasoio, questi tizi qui le suonano!”

A Febbraio del 2010 gli ZZ Top festeggeranno i quarant'anni passati dal loro primo concerto. Da allora hanno sempre mantenuto la stessa formazione e la stessa devozione ai suoni e alle suggestioni del loro Texas. Degüello è un perfetto punto di ingresso nella loro lunga storia, una lunga strada che li ha visti arrivare al successo tanto con il boogie maledetto di La Grange, discendente diretto di John Lee Hooker, quanto con il blues con le spalline di Legs e Sharp Dressed Man. Degüello si situa a metà, facile all'ascolto, eppure crudo, onesto, capace di far convivere alla perfezione i presagi degli anni '80 con l'ottima riproposizione dell'immortale blues Dust My Broom.
Cheap Sunglasses
Dust My Broom