I Primal Scream sono un gruppo a due facce. Da un lato sono spudorati ammiratori del passato e del mito del rock, dall'altro sono stati capaci di improvvisi slanci creativi, che li hanno portati per brevi tratti dal ruolo di custodi della tradizione a quello di coraggiosi innovatori (XTRMNTR nel 2000 è stato un'apertura di millennio da shock, uno schiaffo a un mondo intontito a raccogliere i cocci di grunge e brit-pop). Con una sorta di bizzarra coerenza, ora che sentono di poter dire di aver contribuito a fare la storia, i Primal Scream provvedono a celebrare se stessi, facendo festa per l'anniversario del loro momento più spiazzante e influente.
Nell'Ottobre di vent'anni fa, usciva infatti Screamadelica, il loro terzo album, che prendeva ingredienti classici, come il soul, la psichedelia anni '60, il gospel e soprattutto i Rolling Stones in esilio, e li calava nell'attualità del 1991, tra i sorrisi acidi dell'house e una nuova voglia di ballo e di liberazione. Fondamentale all'epoca fu l'intervento del dj Andrew Weatherall, che diede il via alla rivoluzione facendo a brandelli I'm Losing More Than I'll Ever Had, un pezzo del disco precedente, trasformandola nella trionfale Loaded a suon di loop e campionamenti (con la dichiarazione “Vogliamo essere liberi” di Peter Fonda nei Selvaggi di Roger Corman, che dal 1966 venne fatta viaggiare nel tempo fino alla generazione-ecstasy).
Per il ventennale, è stata messa in vendita l'immancabile ristampa deluxe dell'album, disponibile sia con la sola aggiunta dell'ep del 1992 Dixie Narco (che tra l'altro conteneva il lungo e seducente brano Screamadelica), sia in versione megalomane, con l'album in vinile, un documentario su dvd, due cd supplementari con un live del 1992 e vari remix dei brani, e una confezione grossa come un tamburo.
Ancora più interessante è la serie di concerti (con tappa italiana il 22 Luglio a Roma) nei quali la band ripropone le canzoni di Screamadelica, riscoprendone sul palco, sera dopo sera, il potere evocativo e il senso di estatica liberazione. Ho avuto il piacere di assistere alla loro performance al festival Optimus Alive di Alges, vicino a Lisbona. Al centro di tutto, ovviamente, c'è Bobby Gillespie, che se in alcuni tour in passato poteva apparire svogliato, per il rilancio del suo album più celebre si presenta in gran forma, con una camicia di alluminio e un campionario di mosse da karateka del groove, e soprattutto con la concentrazione e la convinzione giuste per tirare fuori il meglio dalla propria limitata voce, dividendo alla grande il palco con l'esperta soul sister Denise Johnson.
A sinistra del palco c'è il carismatico co-fondatore della band, Andrew Innes, con la sua Epiphone Casino; a destra c'è invece – buffo ma dannatamente efficace – Barrie Cadogan, già leader dei bravi revivalisti Little Barrie, che tra i suoi strumenti presenta una storica Gibson ES-330. Fondamentale è l'apporto al sound del basso Epiphone di Mani, già membro degli Stone Roses, entrato nei Primal Scream all'epoca di Vanishing Point (1997): nei suoi occhi sgranati c'è un misto tra lo stupore di chi vede in ogni live il prodigio della gioiosa risposta del pubblico, e l'entusiasmo di chi non vuole pensare a niente, se non a divertirsi un mondo.
Vent'anni fa Screamadelica sembrava essere una chiave per il futuro, un monito perché le rock band britanniche abbracciassero la dance, o perlomeno non dimenticassero di incorporare nel proprio sound il groove della musica nera e le suggestioni di quel che girava intorno, per dare un nuovo senso alla perenne riscoperta del passato. Adesso quelle intuizioni sono una storia lontana, che dà però la possibilità alla band di proporre un live esaltante, che vive nel tempo presente, e non è solo nostalgia.
“Loaded”
“Movin’ on Up”