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Gimme some truth! Intervista agli Zen Circus (Prima parte)

Paolo Bassotti | 09.29.2009


“Se Dio esistesse, benedirebbe il giorno in cui ho capito che ero bello, bellissimo, proprio come ero, così sbagliato.” Intervistare Appino degli Zen Circus vuol dire ritrovare le stesse parole che scrive per le sue canzoni, quelle schegge di poesia di strada che con Ufo (basso) e Karim (batteria) da anni trasforma in furioso e ironico rock and roll. In Andate Tutti Affanculo, Appino sembra l'Edward Norton di La venticinquesima ora, che sfinito e spietato davanti allo specchio demolisce in un uragano di “fuck you!” tutto il marcio della società, tutta l'ipocrisia, senza esitare infine a condannare anche sé stesso. Grida la propria voglia di comunicare, di farsi sentire, come se urlando si potesse finalmente dare un senso a tutta la follia che muove il conformismo, come se smascherando le bugie si potessero disinnescare le trappole che impediscono a ognuno di riconoscere una parte di sé in chi gli sta davanti. Villa Inferno, l'album dell'inizio del 2008, aveva attirato l'attenzione inizialmente per gli ospiti internazionali: il socio Brian Ritchie, Jerry Harrison (Modern Lovers, Talking Heads), le sorelle Deal (Pixies, Breeders); a emergere col tempo erano state però le canzoni in italiano, principalmente Figlio di puttana e Vent'anni, divenute le più apprezzate nei formidabili concerti degli Zen Circus. Il nuovo lavoro discende direttamente da quelle canzoni (e anche da vecchie sfuriate, come I baNbini sono pazzi) e ci mostra una band che ha raggiunto la piena consapevolezza delle proprie capacità. Tutto funziona a meraviglia, con il solito asciutto e gustoso rock and roll da buskers con l'anima punk, a sostegno di canzoni ispirate, nelle quali sfila una dolente processione di personaggi memorabili. Tutti sembrano essere allo stesso tempo vittime e carnefici, da L'egoista del brano d'apertura alle statuine del presepe tossico della conclusiva Canzone di Natale, passando per il bimbo che si fa assassino per capire la morte di It's Paradise o alla Ragazza Eroina, con la giacca usata e le scarpe firmate, che balla con allegria le canzoni di Tenco. Naturalmente viene spontaneo chiedere quanto spazio ci sia per la pietà in un tale scenario. Abbiamo pertanto iniziato domandando le ragioni di un tale approccio, per andare magari in cerca di un modo per non perdere completamente la fiducia nel futuro e negli italiani.

Paolo Bassotti: Il disco nuovo mi è sembrato una sorta di giudizio universale, nel quale viene condannata tutta l'Italia di oggi. Contiene persino più rabbia e disprezzo dei dischi precedenti. Come mai avete deciso proprio ora di registrare un album tanto aggressivo?

Appino
: Il momento storico è sicuramente propizio. E poi trovavamo che di gruppi (indie?) rock che parlano come mangiano ce ne sono troppo pochi. Non siamo aggressivi in realtà, il disco, a partire dal titolo, contiene dieci ritratti di qualunquisti. Non siamo necessariamente noi, noi siamo solo il medium degli italiani qualunquisti. E il qualunquismo, fidati, è aggressivo per natura.

Non salvate proprio nessuno, in questo paese? Dove si può trovare un po' di speranza per il futuro?

Ma che! Salviamo tutto, il paese stesso. E' meraviglioso, forte, lasciatevelo dire da chi lo ha girato con gli occhi da bambino per dieci anni, in cambio di un sogno e di qualche piatto caldo. La speranza nel futuro sta nei valori: che la comunità, finalmente, venga prima della famiglia! Se stanno bene i nostri simili, staremo bene anche noi. Basta ripulirsi la bocca delle belle parole di circostanza, basta lasciar morire d'inedia il perbenismo che ci è stato tramandato dal dopoguerra. Di quel periodo bisogna mantenere lo spirito di sacrificio, traslandolo però dalla famiglia al benessere comune.

Allontanare chi rappresenta il potere religioso da chi rappresenta il popolo nei palazzi del potere. Senza chiudere chiese e scacciando a pedate preti, ma lasciando che costoro si confrontino fra loro in sedute convenute fra adepti senza che gli sia data la possibilità di entrare anche minimamente a contatto con scelte e riunioni che riguardano la convivenza umana. Poi abbiamo bisogno della verità per ridare senso a questo paese: come stanno le cose nella società italiana? Bugie. Dalla musica alla convivenza civile, dalle stragi alle strategie di mercato, dai prodotti venduti nei supermercati all'amico sotto casa: voglio la verità, non bugie accattivanti e/o fuorvianti.

Secondo questi presupposti però, caro mio, vedi bene da solo che, se mai questo avverrà, né noi, né i nostri figli, né tanto meno i nostri nipoti, vedremo quel giorno. Mi viene da citare gli Uochi Toki “Sei lento umano, mi rallenti!”. Ecco il perché di tanta rabbia. Potrebbe essere così ora, dovrebbe.

Ma ci vorranno altri anni, altre bugie, altri errori uguali ad altri errori, altri morti, altro sudore, altra fatica, affinché il paese che oggi chiamiamo Italia diventi un luogo di convivenza civile.

Nel servizio fotografico per l'album, interpretate tre personaggi simbolici: Miss Padania, il politico e il prete. Immagino che siano i principali bersagli del titolo del disco.

Non sono solo loro, che rappresentano i tre poteri che reggono le briglie del paese oggigiorno. Ma anche i tre personaggi davanti, in copertina per intenderci, che raffigurano tre contestatori polverosi che manifestano davanti al palazzo della Civiltà italiana.

Manifestano solo qualunquismo, scrivendo “Andate Tutti Affanculo”.

A proposito di religione, c'è un riferimento molto forte in Gente di merda, così come alla fine della canzone Andate tutti affanculo c'è il frammento di un horror degli anni '70 intitolato L'eretica. Questo bisogno di ribadire il proprio spirito anticlericale da che cosa deriva?

L'unica canzone “anticlericale” è We Just Wanna Live. Ascoltando quella si capisce abbastanza chiaramente il nostro pensiero sull'argomento, alquanto rispettoso fra l'altro in quel brano.
Le altre canzoni partono dal concetto che le religioni, tutte, pretendono rispetto da noi Atei, mancandolo puntualmente. Quindi gli rispondiamo solo con la stessa moneta. Bada bene, non occhio per occhio dente per dente ma semplicemente ridicolizzando quello che troviamo ridicolo nella religione stessa, le favole che racconta ed i riti spaventosi che perpetua.

Immaginati bambino, a sei o sette anni: passi davanti a dei musicisti che suonano per strada e cosa fai? Ridi, balli, gioisci la meraviglia della vita. Passi davanti ad una processione e cosa fai? Ti spaventi, hai paura: ti iniettano - anche in buonafede per amor del cielo - l'orrore del peccato originale in quanto sei nato. Mavaffanculo! Fandonie! Come si può credere ad una cosa che spaventa i bambini e sostiene che qualcuno è tornato dalla morte? Crederesti a Zombie di Romero? Questo alla base, per non parlare poi degli intrami politici e sociali che questo potere tesse da secoli, provocando dolore. Lo scrivo altre cento volte: se dio esistesse – perché è l'ora di dirlo che non esiste – è proprio un coglione: grande grosso e coglione. Non offendo chi ci crede, sta solo credendo. E c'è una discreta differenza fra credere e sapere. Io so di essere vivo, non lo credo.

Chiaro poi che con queste dichiarazioni non abbiamo nessuna intenzione di far cambiare idea o

dis-evangelizzare chicchessia. Ricordiamo al mondo che c'è anche chi la pensa come noi.

Vecchi senza esperienza suona come una sorta di inno sfiduciato, con quel conclusivo “fondiamo una repubblica dei giovani italiani..” Vorrei sapere qualcosa di più su questa canzone. Se la memoria non mi inganna, al concerto del Piper l'avete proposta in una maniera molto diversa: lenta e recitata, più che cantata.

Vero, è una filastrocca che portiamo in giro da un anno in realtà. E' una delle ultime canzoni arrivate per il disco. Il mio amico scrittore esiste, così come è vero che nell'istituto tecnico commerciale che frequentavo nel 1993 venivo deriso e additato come frocio per come mi vestivo (tendenzialmente con abiti femminili che rubavo a mia madre perchè mi piaceva la roba aderente) e per il fatto che mi piacessero i computer ma odiassi i videogame. Le Converse costavano cinquemila lire, al massimo diecimila e se eri cool avevi il bomber, le Reebok pump, i capelli a spazzola.



Mi scrivevano sul motorino “N.P.S. nato per subire” e mi levavano le candelette a giorni alterni. L'Italia di oggi è come quei ragazzetti: tutti gran galli in branco, quanto codardi, stupidi, quasi patetici se lasciati da soli. La cosa divertente è quanti problemi mi sia fatto ai tempi credendo che non avrei mai avuto una ragazza mentre loro erano già avanti anni luce a me. Se Dio esistesse, benedirebbe il giorno in cui ho capito che ero bello, bellissimo, proprio come ero, così sbagliato.

Da quel giorno tutta la mia vita di adolescente cambiò e non la rimpiango affatto. Ed ecco fatta la canzone. La storia di San Marino è un nostro vecchio sogno: occupare l'intero paese, anche solo per un giorno e dichiarare la scissione della Repubblica Dei Vecchi Senza Esperienza. Che è come chiamava Ufo sua madre: gli diceva “Sei un vecchio senza esperienza”. La storia della bolletta è chiaramente vera anche quella: freddo glaciale fuori dal letto, caldo sotto le coperte...allora facciamo l'amore, testa.

Come al solito ci sono molti personaggi che prendono vita nelle vostre canzoni. M'ha particolarmente colpito il bambino di It's Paradise, che ammazza un grillo per capire la morte. È un tuo ricordo?

Si, ma non uccisi un grillo, distrussi un intero formicaio. Lo distrussi all'asilo e mi ricordo perfettamente che davanti a quella distesa di macchioline nere immobili – prima brulicavano indaffaratissime – c'era qualcosa che reggeva le basi della vita che avevo appena intrapreso.

It's Paradise vuole ricordare che anche se gli epitaffi tessono lodi dei defunti – TUTTI gli epitaffi del mondo – gli esseri umani morti hanno vissuto e hanno compiuto gesti che dovremmo ricordarci, nel bene e nel male. La livella della morte rende tutti uguali, ok, la memoria tramandata ci dovrebbe ricordare però che gli errori sono ciclici ed è possibile non ripeterli.

Perché si dice che da morti siano uguali il povero mendicante e l'aguzzino? Indovina perché? Di nuovo, perché esiste la religione! Si pensa che l'aguzzino avrà quel che merita nell'Inferno mentre il povero gioirà in Paradiso come non ha potuto in vita. NO! Nel mio ideale di convivenza civile, l'aguzzino va ricordato in quanto tale, per generazioni, tramandando l'idea che esserlo è vile e che se intraprendi le sue gesta verrai ricordato da tutti i tuoi simili come un vile aguzzino.

E sulla tua tomba dai bambini sarà inciso “Vile Aguzzino vissuto per ferire gli altri traendone profitto per se stesso”. Ok, sto delirando, ma l'idea è questa. Dici che sono comunista?

(Continua nella seconda parte)

The Zen Circus – Punk Lullaby (Con Kim Deal, Kelley Deal e Brian Ritchie)


The Zen Circus – Vecchi senza esperienza


The Zen Circus – Figlio di puttana