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Facciamo finta di niente – 5 album cancellati dalla storia

Paolo Bassotti
|
10.14.2011

Sono ben pochi gli artisti che possono vantare discografie impeccabili: la storia del rock è piena di LP da evitare, usciti per una svista (leggi: l'artista era momentaneamente impazzito) o per altri motivi particolari (leggi: la casa discografica voleva fare soldi). Alcuni album imbarazzanti hanno finito così per essere ignorati dalle ristampe a venire, in un tentativo di cancellarli dal passato, come se non fossero mai esistiti. In questo articolo parliamo dei cinque casi più eclatanti. Cominciamo con un disco dal vivo tanto sbagliato da non contenere nemmeno una canzone...



Elvis Presley – Having Fun With Elvis On Stage (1974)

Il Colonnello Parker voleva pubblicare un disco di Elvis da vendere ai concerti, trovando però il modo di non pagare un soldo alla RCA, e così stampò con la sua etichetta Box Car questa agghiacciante raccolta di chiacchiere di Elvis, registrate sul palco tra una canzone e l'altra. C'è qualche battuta, qualche dialogo con la band o con il pubblico, e un mare di “well...”, ma purtroppo non c'è niente di vagamente interessante o divertente. Per completare il disastro, alla fine l'album venne pubblicato anche dalla stessa RCA, e arrivò fino alla posizione 130 della classifica americana, con grande delusione di chi lo comprò pensando di portarsi a casa la registrazione di un concerto di Elvis. Malgrado i fedelissimi fans del Re siano stati tentati da ristampe di ogni tipo, la RCA non ha mai avuto la faccia tosta di provare a rivendergli Having Fun With Elvis On Stage su cd.



Bob Dylan – Dylan (A Fool Such As I) (1973)

Prima di salire sul palco, Dylan si fa presentare come “Columbia Recording Artist”. In effetti è rimasto legato alla sua casa discografica per quasi tutta la propria carriera, se si eccettua una brevissima parentesi con la Asylum, con la quale pubblicò Planet Waves e Before The Flood. La Columbia rispose a questa mossa lanciando sul mercato questa raccolta di nove scarti di Self Portrait e New Morning, e presentandola come un nuovo album di Bob. Otto cover (tra le quali Big Yellow Taxi e Mister Bojangle) e un solo brano scritto da Dylan, Sarah Jane, per un disco inconsistente, che continua a non essere incluso nelle mille ristampe della discografia del cantautore del Minnesota.



The Velvet Underground – Squeeze (1973)

Nel 1972, Steve Sesnick, il manager dei Velvet Underground, riuscì a ottenere un contratto con la Polydor. Peccato che la band, di fatto, non esistesse più. Il disco venne registrato senza nessuno dei quattro Velvet originali, diventando di fatto un progetto solista di Doug Yule, che in studio poté contare solo sull'appoggio di Ian Paice dei Deep Purple alla batteria. Yule, bassista nel terzo e quarto album dei Velvet, e saltuariamente voce (Reed si divertiva a fargli cantare cose che non capiva, come Candy Says), in Squeeze cercò di imitare il Lou di Loaded e i Beatles, facendo il possibile. Che purtroppo non era molto.



Tin Machine – Live: Oy Vey Baby (1992)

Nel 1991 i Tin Machine pubblicarono il loro secondo album, II, nell'indifferenza generale e con grande fastidio di molti fans di David Bowie. Probabilmente il Duca Bianco stava già pensando a come far ripartire la propria carriera fuori dalla band, visto il successo del cofanetto e del tour solisti chiamati Sound + Vision. Diede però un'altra chance al gruppo “democratico” che aveva fondato con il chitarrista Reeves Gabrels e i fratelli Sales, mandando in stampa questo live di poco conto già dal titolo e dalla copertina. Live: Oy Vey Baby passò completamente inosservato, se si eccettua qualche stroncatura, come quella di Melody Maker, che affermò: “Con questo album David Bowie cessa di esistere come artista di qualche valore”. Bowie si sarebbe rilanciato alla grande nel '93, con Black Tie White Noise, e dei Tin Machine si sarebbe tornati a parlare molto raramente.



The Beatles – The Beatles At The Hollywood Bowl (1977)

La risposta alla sempre più pressante richiesta di un album dal vivo dei Fab Four fu questa compilation di registrazioni effettuate all'Hollywood Bowl di Los Angeles nell'Agosto del '64 e del '65. Erano i giorni della Beatlemania, e si sente. Le urla delle fans sono infatti incessanti e alla lunga insopportabili, e anche la band a volte sembra schiacciata da tanto caos. Semplicemente all'epoca non c'erano impianti adatti a una situazione simile, e su disco si sente, malgrado l'intervento di George Martin. Malgrado il successo in classifica al momento dell'uscita (primo posto nella classifica inglese, secondo in quella americana), il primo live ufficiale dei Beatles non è mai stato ristampato su cd.


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