
Al concerto dei Wilco al Teatro la Pergola di Firenze, Tweedy tira fuori la sua amata Gibson Barney Kessel solo per uno degli ultimi brani dell'esaltante serie di bis finali, Walken, trottante estratto da Sky Blue Sky (2007). Prima s'affida a una Gibson ben più nota, la SG, che alterna in tre versioni differenti, tra le quali una splendida SG Special Faded di color Heritage Cherry. Con le sue SG, Tweedy non si risparmia negli assoli, e la sua capacità di essere assieme cantautore, frontman e guitar hero (questo è vero rock, non siamo in un videogioco) rende naturale immaginarlo come il principale erede di Neil Young. Certo, ci vuole coraggio, se non faccia tosta, a lasciarsi andare con la sei corde, quando al proprio fianco si ha un gigante come Nels Cline. Ma è necessario che Tweedy lo faccia: si dimostra perfetto nel ruolo di leader proprio nel saper passare dalla tensione dell'intimità alla liberazione delle lunghe tirate elettriche. Ha un controllo eccezionale del pubblico, in suo ogni gesto c'è la capacità di trasformare le proprie emozioni in sensazioni comuni. Potrebbe usare la musica come i fili di un burattinaio, ma rifiuta ogni manipolazione. Sembra invece che sia lui stesso ad andare a scavare nella verità di chi gli sta davanti, facendo in modo che i pochi fortunati che hanno trovato un posto possano essere, semplicemente sentendo la musica, coprotagonisti delle due ore e mezza di show.
Tuesday, November 17, 2009 11:25 AM

A sangue freddo, il secondo album del Teatro degli Orrori, è un disco forte. È un perentorio, quasi temerario, atto di fiducia nei confronti della potenza di musica e parole. D'un tratto, quasi tutto il resto del rock italiano (e non solo) sembra timido, condannato a confrontarsi con futili questioni quali generi e mode. Il Teatro degli Orrori arriva, ti si piazza a un centimetro dal naso, e ti dice quello che ha da dire, con sicurezza sfacciata, anche quando affronta il dubbio. Si inizia – ed è uno shock – con Io t'aspetto, dalle parti di Tenco e Piero Ciampi (o dei La Crus, per andare a un'altra generazione). Ci si attende un rumore familiare, si viene invece accolti dal suo contrario. È un gesto che serve a mettere le cose in chiaro: qui comandano gli artisti, sono loro che dettano i tempi, i temi, e si prendono pure il gusto di far sudare all'ascoltatore l'arrivo del rock. Quando, dopo quattro minuti d'attesa, con Due arrivano il primo riff e il primo colpo di batteria, è come se si spalancasse una finestra aperta sul chiasso crudele di un mondo alle prese col Giudizio Universale. Il Teatro degli Orrori traccia la mappa di tale terra desolata, ritornando con ostinazione sulle macerie di un amore, come se l'impossibilità della felicità di coppia fosse la metafora necessaria del Trionfo della Fine (persino la strafottente Mai dire mai finisce inghiottita da vecchie fotografie e da un dolente “tesoro ripensaci”).
Monday, November 09, 2009 11:15 AM

“Una parte fondamentale del trio è sempre stato lo stile “al contrario” della band... con una chitarra molto bassa e il basso in un ruolo quasi da leader, tenuti insieme da una batteria che sembra un serpente a sonagli. Il vero elemento magico è stata Pearly Gates, la Gibson Sunburst Les Paul Standard del 1959. Acquistai questa chitarra – che era stata rinvenuta sotto a un letto – senza immaginare quanto fosse in grado di suonare pericolosa. Era stata fatta in uno di quei giorni magici, nei quali tutto è perfetto: la colla, il legno, i componenti elettronici. Devo ancora trovare uno strumento in grado di eguagliare la sua potenza brutale.” Da questo breve estratto dalla sua autobiografia, Rock + Roll Gearhead, è facile capire quanto Billy Gibbons degli ZZ Top ami la sua Pearly Gates. Quando la “tradì” con una chitarra della concorrenza, per registrare uno strumentale incluso in Rio Grande Mud (1972), si sentì addirittura in dovere di scusarsi con lei, e intitolò il brano Apologies To Pearly!
Monday, November 02, 2009 4:31 PM
“...dal caos possono nascere la vera comprensione e l'armonia e, comunque vada a finire, è stato Elvis a far partire questa valanga, praticamente da solo. […] Posso garantirvi una cosa: non saremo mai più concordi su una cosa tanto quanto lo siamo stati su Elvis.” (Lester Bangs)
Wednesday, October 21, 2009 4:24 PM
Quando si hanno alle spalle anni di carriera e successi, uno dei metodi più efficaci per attirare l'attenzione sul proprio album è quello di registrarlo con un cast di celebrità del pop e del rock. La prassi è che la star di turno raduni gli ospiti tra i propri amici, tra giovani colleghi desiderosi di farsi fotografare accanto al proprio mito, e talvolta anche tra artisti completamente inopportuni, strategicamente proposti dalla casa discografica.
Monday, October 19, 2009 12:28 PM
Dylan ci avvisa che Santa Claus sta arrivando, e poco importa che sia solo Ottobre, e che la sua voce ci faccia pensare a un Babbo Natale con un sacco pieno di carbone. Bob sorprende ancora, affrontando con passione il repertorio natalizio, una nuova tappa del suo lungo viaggio nella musica americana.
Tuesday, October 13, 2009 3:45 PM
“Ora come ora ho una grande paura di morire, quindi voglio fare fare fare, fino a farmi male.” Continua la chiacchierata con Appino degli Zen Circus. Stavolta si parla del meglio del rock del Paese Reale, di collaborazioni frettolose e non, e di come le proprie storie – e i propri amici, più o meno turbolenti – entrino talvolta nelle canzoni.
Wednesday, October 07, 2009 2:20 PM
Gli Zen Circus hanno realizzato il loro primo disco interamente in italiano, intitolandolo, senza giri di parole, Andate Tutti Affanculo. Uno scoppio di rabbia verso tutti i mali e i mostri del Bel Paese, che allo stesso tempo riesce a essere un sincero atto d'amore. Un grande album, forte dell'apporto di Nada, Giorgio Canali e degli amici storici Brian Ritchie dei Violent Femmes e Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Abbiamo intervistato Appino, cantante del gruppo e autore dei testi, per capire che cosa c'è dietro al furore che muove le dieci nuove canzoni.
Tuesday, September 29, 2009 2:41 PM
Ci vogliono coraggio e fiducia in sé stessi per mettere in fila cento tipi con le facce da duri, pieni di muscoli e tatuaggi. I fan del metal, spesso davvero preparati, bruciano di entusiasmo e passione: chi decide di scrivere un libro-classifica sui migliori chitarristi, sa a quante critiche andrà incontro. Joel McIver scrive di musica, specialmente di metal e di chitarre, da talmente tanto tempo – e con tanta competenza – da potersi permettere anche un simile Giudizio Universale. Lo abbiamo intervistato proprio per parlare della sua provocatoria lista, approfittando dell'occasione per avere anche qualche dettaglio sugli altri suoi libri.
Monday, September 28, 2009 2:46 PM
A volte il mondo del rock riesce ancora a riservare belle sorprese. È il caso di The Horrors, gruppo inglese liquidato agli esordi come poco più di una trovata commerciale, capace ora, giunto al secondo album, di dimostrare a che cosa possono servire un'impeccabile collezione di dischi e l'ossessione per i vecchi film del terrore.
Monday, September 21, 2009 3:28 PM
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